Secondo il racconto biblico, dopo la fine del Diluvio universale, i tre figli di Noè, Cam, Sem e Iafet ebbero numerosi discendenti. Nonostante il castigo appena inflitto all'umanità, si compie un nuovo peccato di orgoglio: si decide di costruire una città potente, che riunisca sotto la propria egemonia numerose popolazioni, e di erigere in questa città una torre, così alta da toccare il Cielo e sfidare Dio: la torre di Babele.
La Bibbia non ci fornisce con precisione i contorni storici di questo episodio. Ci dice che la torre fu edificata nella valle di Senaar, nella bassa Mesopotamia; non sappiamo però quando fu costruita, né, con precisione, da chi: forse tutti i discendenti di Noè, o solo alcuni tra essi? Non possiamo dirlo.
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domenica 6 novembre 2011
domenica 17 luglio 2011
Niccolò Tommaseo e la lampada della Fede
"La piccola mia lampa
non come sol risplende,
né come incendio fuma;
non stride e non consuma,
ma con la cima tende
al ciel che me la diè.
Starà su me, sepolto,Così, nella seconda metà dell'Ottocento, scriveva Niccolò Tommaseo, proponendo con la piccola lampada il simbolo della Fede, modesta ma salda, che non potrà mai essere spenta.
viva; né pioggia o vento,
né in lei le età potranno;
e quei che passeranno
erranti, a lume spento,
lo accenderan da me".
Tommaseo, fervente patriota di idee repubblicane, illustre filologo, studioso di Dante, poeta e romanziere sottile, autore del fondamentale Dizionario della lingua italiana, fu anche un sincero cattolico, come è possibile vedere anche nella poesia che abbiamo appena letto.
Oggi, nella nostra società senza anima, può stupire una così esplicita testimonianza di Fede, ma in passato non era così. Anche se spesso viene dimenticato - più o meno involontariamente - i cattolici si sono sempre distinti nel campo dell'arte, della cultura, della poesia, della scienza, della filosofia e del valore civile.
Per questo vi vogliamo proporre, ogni domenica per tutta l'estate, una galleria di alcune di queste grandi figure che hanno saputo essere, nei campi e nelle forme più inusuali e inaspettate, delle autentiche Sentinelle del Mattino.
sabato 4 giugno 2011
Madre Teresa e San Francesco: la ricchezza della povertà
Il Duecento somiglia incredibilmente ai giorni nostri: lo sviluppo economico, la nascita delle banche e delle prime grandi imprese rendevano gli imprenditori dell'epoca sempre più ricchi nelle tasche e sempre più poveri nelle anime. Anche allora risuonava il monito di Cristo: "Beati voi poveri", e allora come oggi restava inascoltato dai più.
Allora come oggi, lo Spirito Santo ha voluto donare alla Chiesa due anime eccelse: a quei tempi San Francesco d'Assisi, ai nostri giorni Madre Teresa. Entrambi, con la loro vita, hanno testimoniato che i beni finiti non possono mai saziare la nostra sete di felicità infinita, sete che solo Cristo può saziare. Entrambi si sono presentati come "segno di contraddizione" nei confronti di una società opulenta e consumistica, che conosce solo il dovere di produrre per consumare, di consumare per produrre. Una società che dimentica i più deboli e svantaggiati.Vale dunque la pena di ascoltare ancora una volta le parole della Preghiera semplice di San Francesco, che molto opportunamente è stata inserita in chiusura dello sceneggiato Madre Teresa, trasmesso su Rai Uno nel 2003.
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